TRIGGER POINT MIOFASCIALI: SEI ANCORA CONVINTO CHE NON ESISTANO?

Aggiornato il: mar 21


Dopo averli visti: al microscopio, con sonoelastografo, con ecografo, aver dimostrato i livelli di attività elevati con elettromiografia, aver dimostrato la presenza di mediatori chimici dell'infiammazione dove sono presenti; se ancora non vi bastava ora il nuovo studio scientifico appena pubblicato di Nico Sollmann et al. (2019) ce li mostra anche con risonanza magnetica RM.

Il dolore miofasciale colpisce l'85% dei pazienti che si recano in visita dal medico curante per un qualsiasi sintomo riferito all’apparato muscolo-scheletrico. E’ una percentuale molto importante considerando che il dolore discale (quello più conosciuto) ammonta al solo 4%. La caratteristica principale del dolore miofasciale è il trigger point miofasciale, un nodo iperirritabile che si forma all’interno di un gruppo di fibre muscolari contratte che prende il nome di banda tesa. Il trigger point produce un dolore riferito specifico per ogni muscolo, che si manifesta anche distalmente dal trigger point stesso; ad esempio un trigger point del trapezio superiore può generare un dolore riferito lungo il tratto cervicale, occipito-paritale, temporale ed arrivare sulla mandibola.

Il gold standard nella valutazione della sindrome da dolore miofasciale avviene attraverso la palpazione manuale individuando la banda tesa palpabile e successivamente il/i trigger points all’interno della banda tesa stessa.

Lo studio di Nico Sollmann et al. 2019 è il primo ad applicare la risonanza magnetica (Magnetic Resonance Imaging MRI) tramite la pesatura delle immagini in T2 per l'identificazione di Trigger Point Miofasciali (myofascial trigger points mTrPs ) all'interno del muscolo trapezio superiore in soggetti con emicrania.

Il segnale di alterazione attribuito ai trigger point con uno speciale codice-colore in T2 ha presentato valori significativamente elevati rispetto alla muscolatura circostante. Questo risultato è stato ottimo anche perché c’è stata una totale assenza di alterazioni di segnale di tipo qualitativo.

Nico Sollmann et al. dicono: “il nostro approccio potrebbe sfidare l'attuale gold standard dell’ esame fisico per rilevare la presenza di mTrPs… …i nostri risultati iniziali devono essere confermati in coorti più grandi e considerando anche i trigger point latenti.

Gli autori dello studio aggiungono che questa metodica potrebbe consentire di verificare l'effetto locale delle differenti tecniche terapeutiche utilizzate sui trigger point in modo tale da effettuare trattamenti più mirati e specifici (ad es. fisioterapia, agopuntura, tossina botulinica ecc..).

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