Trigger Point Italia, cosa si intende con: Myofascial Release o Myofascial Induction?

Aggiornato il: mar 21


Cosa si intende con il nome: Myofascial Release o Myofascial Induction? Recenti reviews di studi attuali riguardo all'uso del Myofascial Release (MFR) (Leahy and Mock, 1992; Manheim, 2008) , desrcitte anche in molti studi come Myofascial Induction Therapy (MIT) ( Pilat, 2014; Pilat, 2017; Fernandez-Perez et al., 2008), suggeriscono fortemente che questa approccio manipolativo ai tessuti molli è clinicamente efficacie, sia se applicato sottoforma di autotrattamento, sia eseguito tramite l'intervento del terapista. Poichè i due approcci sono praticamente identici, ci si pone la domanda riguardo a quale sia il nome più appropiato? Come Pilat (2014) ha spiegato, in relazione al suo termine preferito Myofascial Induction, questo ha implicazioni che vanno oltre alla risposta del tessuto locale. "Il termine induzione è in relazione alla correzione del movimento facilitato, non è uno stretching passivo del sistema fasciale. Questo è principalmente un processo educativo, ricercando di ripristinare livelli omeostatici ottimali, recuperare la mobilità (ROM), tensioni appropiate, forza e coordinazione. Lo scopo finale del processo terapeutico non è la creazione di gerarchie stabili, ma la facilitazione di adattamento ottimale e continuo alle esigenze ambientali, con la massima efficienza." Pilat (2014) spiega che la sottile differenza fra induction e release, è la seguente: "I terapisti che hanno familiarità con il myofascial release (MFR) notano le molte somiglianze tra esso e il MIT. Con diverse sfumature, essi sono basati sullo stesso concetto di ragionamento clinico e complementare l'uno all'altro. Il MIT si caratterizza come rimodellamento tissutale manuale, evitando sempre l'applicazione arbitraria dello stimolo (forza, Tensione e direzione, alterate), un focus sulla naturale risposta intrinseca dei tessuti." 1. Revisioni Sistematiche del MFR Myofascial Releas In una revisione sistematica di 19 studi clinici randomizzati, che includevano il MFR (su 133 studi valutati), Ajimsha et al. (2015) individuano che "MFR è una strategia emergente con solide basi di evidenza e tremendo potenziale." MFR è stato definito in questa revisione sistematica come: "una forma di terapia manuale che include l'applicazione di carichi bassi, allungamento di lunga durata del complesso fasciale, con l'intento di restituire la lunghezza ottimale, la diminuzione del dolore ed il miglioramento della funzione". La ragione per la quale molti studi non sono stati inclusi nella review, è stato perchè "lo studio aveva un campione di pazienti ridotto e/o follow-up non a lungo termine". 2. Revisioni sistematiche e review narrative del self-applied MFR (SMFR) Anche nel 2015, Beardsley & Skarabot, hanno condotto una revisione sistematica sul self-applied MFR (SMFR), identificando 22 studi usando il database [PEDro]. Essi hanno notato che "la qualità degli studi inclusi in questa review è moderata". Beardsley & Skarabot hanno anche osservato che: "Myofascial release (MFR) è stato decritto come un termine ombrello che include dunque una grande varietà di tecniche manuali nelle quali la pressione è applicata al muscolo e alla fascia. Il self-myofascial release (SMFR) è un tipo di MFR che è eseguito dal soggetto stesso invece che dal terapista, spesso utilizza strumenti. Gli strumenti più comuni utilizzati per SMFR sono il foam roller ed il roller massage". In base alla loro review, le loro conclusioni sono state: "SMFR appare avere una gamma di potenziali effetti sia per gli atleti, sia per la popolazione generale, incluso l'incremento della flessibilità e migliora il recupero. Specialmente, SMFR sembra portare un incremento del ROM articolare e non ostacola la performance. Pertanto, SMFR sembra adatto all'uso da parte degli atleti o della popolazione generale prima dell'esercizio, delle sessioni di allenamento o competizioni. SMFR sembra alleviare i DOMS [dolore muscolare ad insorgenza ritardata], e può quindi essere adatto all'uso da parte degli atleti o della popolazione generale per migliorare il recupero dall'esercizio fisico, delle sessioni di allenamento e competizioni. Esistono anche evidenze limitate che SMFR può portare a una migliore funzionalità arteriosa, miglioramento vascolare della funzione endoteliale ed incremento dell'attività del sistema nervoso parasimpatico, che può anche essere utile nel recupero. Infine, vi sono alcune prove a supporto che il SMFR può portare un incremento della flessibilità a lungo termine, anche se non tutti gli studi sul cronico confermano questo risultato". 3 Poca evidenza del valore di SMFR per il dolore miofasciale È interessante notare che Kalichman and David (2017) , che ha condotto la revisione narrativa sul SMFR, ha osservato: “un aumento significativo del range di movimento articolare dopo l'uso la tecnica SMFR e nessuna diminuzione della forza muscolare o dei cambiamenti performance dopo il trattamento" con SMFR - e che la metodica è stata ampiamente utilizzata da professionisti della salute, nel trattamento dolore miofasciale, loro non avevano "trovato studi clinici che valutavano l'influenza di SMFR sul dolore miofasciale".

Nonostante questa conclusione, diversi studi hanno mostrato che MFR e SMFR possono essere efficaci nel trattamento o autotrattamento del dolore miofasciale, ad esempio Lee et al. (2017) riporta che il dolore miofasciale cervicale e/o di schiena ha un miglioramento significativo attraverso SMFR". 

http://www.bodyworkmovementtherapies.com/article/S1360-8592(17)30232-2/pdf 


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