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DOLORE CERVICALE

La conoscenza dei trigger point cambierà il tuo approccio nella gestione del dolore

CONSIDERARE I TRIGGER POINT NELLA VALUTAZIONE DEL DOLORE IN  PAZIENTI EMIPLEGICI (ICTUS)

TRIGGER POINT MIOFASCIALI: SEI ANCORA CONVINTO CHE NON ESISTANO?

ESERCIZIO TERAPEUTICO NEL DOLORE MIOFASCIALE CRONICO

Sindrome da conflitto subacromiale, influenze della postura e Trigger Points.

Il muscolo disconosciuto: “Sternale”. Anatomia, Trigger Points, Esercizi

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Trigger Point Italia® nasce da un esperienza clinica pluridecennale e dalla passione per il trattamento e la cura del dolore miofasciale dei nostri pazienti.

Affascinati dalla complessità ed dall’intelligenza del corpo umano, abbiamo sviluppato delle tecniche integrate, la cui efficacia è stata testata su centinaia di pazienti.

 Abbiamo maturato, nel corso degli anni, la convinzione di poter dare un apporto significativo alla formazione di professionisti che come noi, vogliono aiutare i loro pazienti a stare meglio. E’ nata una formazione a loro dedicata sulle tecniche di trattamento dei trigger point.

CHI SIAMO

Perché si creano i Trigger Points?

Sappiamo che i Trigger point si creano in seguito a stress del tessuto muscolare in seguito a traumi diretti come ad esempio una contusione a seguito ad una caduta, o dopo un movimento brusco e rapido, ma si possono generare anche a causa di movimenti ripetitivi o mantenuti per periodi prolungati come le posture scorrette, che rappresentano degli input negativi per il nostro sistema..

La sindrome da dolore miofasciale è definita come un’alterazione funzionale reversibile del sistema locomotore la cui origine si trova su uno o più trigger point: questi causano dolore locale riferito, sia acuto sia cronico. Il dolore riferito può essere simile ad altre sindromi dolorose e per questo è necessaria un’attenta diagnosi differenziale.

Il trattamento della sindrome da dolore miofasciale richiede la disattivazione del TrP e la correzione dei fattori di perpetuazione; in questo modo si ridurrà il rischio di una loro possibile riattivazone.

SINDROME DA DOLORE MIOFASCIALE

Il termine miofasciale è apparso in letteratura dal 1940 quando Tavell, Steindler e altri iniziarono a descrivere le aree Trigger miofasciali nel segmento lombare.

Nel 1983  David Simons, Janet Travell e Lois Simons pubblicano il primo manuale riguardo i trigger point ed il dolore miofasciale.

Circa nello stesso periodo Janda e Lewit (Repubblica Ceca) diedero il loro significativo contributo nella descrizione e trattamento degli squilibri posturali e tecniche come il rilascio post  isometrico.

Entrando nel dettaglio, cerchiamo di capire insieme cosa sono i Trigger Point.

I trigger point sono dei punti (noduli) dolorosi che si creano all'interno di una banda muscolare tesa di uno specifico muscolo.

Il termine "Trigger" significa grilletto, avere un trigger point attivo può essere difatti paragonato ad un grilletto di un fucile che se premuto spara lontano. Così per il nostro corpo, un trigger point se premuto con un dito può dare dolore non solo in quel punto, ma può creare una propagazione del sintomo lungo decorsi specifici definiti dalle mappe dei trigger point.

COSA SONO I TRIGGER POINTS
Trigger point attivo

Il trigger point attivo è sempre dolente alla palpazione, se sufficientemente stimolato manifesta abitualmente la classica  "risposta di spasmo locale", che è una rapida contrazione delle fibre muscolari.

Il trigger point attivo provoca una sintomatologia dolorosa a riposo e/o durante il movimento, che segue un percorso specifico per quel muscolo inoltre crea un'inibizione del muscolo nel quale è situato e ne impedisce il totale allungamento. 

DEFINIZIONI
DIAGNOSI

Per effettuare una buona diagnosi riguardo i Trigger Point è importante considerare i meccanismi specifici

responsabili della loro formazione.   Un errore comune è quello di basarsi solamente sul dolore riferito per identificare il muscolo responsabile della disfunzione.

Elementi indispensabili sono ricavati al momento dell’anamnesi del paziente, ponendo domande specifiche che permettano di ottenere tutte le informazioni sui possibilimeccanismi che hanno creato e che contribuiscono al mantenimento della disfunzione.

Sarà necessario indagare :

  • Traumi pregressi

  • Se il trauma è stato di tipo diretto, conoscere la direzione della forza esterna

  • La posizione del corpo durante il trauma

  • Il movimento specifico del corpo dopo l’applicazione dopo il trauma

  • Postura specifica che il paziente assume abitualmente

  • Presenza di cicatrici 

  • Se effettua movimenti ripetitivi, conoscere la loro direzione

  • Meccanismo compensatorio delle pelvi e della colonna in caso di asimettrie

  • Caratteristiche posizionali e funzionali dei piedi in caso di male appoggio plantare

  • Tipologia e dinamica dentale

  • Movimenti funzionali

  • Movimenti fondamentali

  • Disfunzioni oculari

AGOPUNTURA

Per agopuntura si intende la tradizionale pratica della medicina cinese che risale a più di 2000 anni fa.

 Fu introdotta in occidente nel 17essimo secolo dai missionari gesuiti, in Francia nel 1940 e negli Stati Uniti solamente nel 1960.

Anche se Melzack et al. trovarono il 71% di corrispondenza fra i trigger point  ed i punti di agopuntura per il trattamento del dolore, sono state definite  come due tecniche  completamente differenti.

CARATTERISTICHE DEI TRIGGER POINTS

1) Ogni muscolo possiede aree di distribuzione specifica del dolore mio fasciale.

Abitualmente premendo con un dito su un Trigger Point è possibile aumentare l’intensità del dolore proiettato o semplicemente farlo emergere. L’ampiezza della distribuzione del dolore riferito,  non dipende dalla grandezza del muscolo ma dal grado di irritabilità del Trigger Point.

2) I Trigger Point si possono attivare a causa di traumi diretti,  microtraumi ripetitivi, sovraccarico, dall’eccesso di stiramento e accorciamento del muscolo.

3) I Trigger Point possono attivarsi per azione indiretta da parte di altri punti trigger (trigger point satellite e

secondari), problematiche viscerali e fattori emotivi.

I Trigger Point satellite si attivano perché si trovano nell’area di proiezione del dolore di un muscolo primario o perché sono in un’area di dolore viscerale, ne è l’esempio calzante l’infarto del miocardio o la colica renale.

I Trigger Point secondari si possono sviluppare in muscoli sinergici al TP primario oppure in muscoli antagonisti.

4) L’irritabilità del TP attivi può avere picchi temporali, ore o giorni in cui è maggiore.

5) Il Trigger Point latente può essere attivato da più variabili, tra cui i fattori di perpetuazione, ovvero abitudini ripetute nella giornata del

Paziente, che concorrono ad alimentare il TP. Il paziente spesso non è consapevole che gestie  azioni quotidiane, contribuiscano alla sua disfunzione.

6) I sintomi del Trigger Point attivo possono durare a lungo per più motivi.

Quando dopo un trauma, le strutture guariscono, i muscoli fanno una sorta di deprogrammazione evitando il dolore e limitando il movimento, questo causerà rigidità e dolore muscolare cronico.

7) I Trigger Point non causano solo dolore ma possono provocare capogiri, acufeni, disturbi vestibolari, riflessi osteotendinei.

Un esempio è il riflesso achilleo, che migliora dopo lo spegnimento del TP attivo nel soleo, oppure la sensazione di ovattamento percepita all’orecchio generata da un TP dello pterigoideo mediale.

8) I Trigger Point miofasciali causano rigidità e debolezza del muscolo nel quale sono localizzati.

La debolezza si manifesta senza atrofia del muscolo colpito, ed è dovuta ad una inibizione centrale per tutelare il muscolo da una contrazione di grado doloroso.

DRY NEEDLING

Il Dry Needling consiste nell'inserimento ripetitivo di un ago fine e flessibile nel trigger point attivo di uno specifico muscolo, per produrre una risposta di contrazione locale (risposta di spasmo locale) ed un conseguente rilassamento muscolare.

Questa tecnica richiede la massima precisione e può richiedere più ripetizioni.

Numerosi studi dimostrano che il Dry Needling è la tecnica di trattamento dei trigger point più efficace, anche rispetto all’iniezione di anestetico locale.

Frost et al. a tale proposito, hanno dimostrato che l'iniezione locale di una normale soluzione fisiologica nel punto attivo, è più efficace dell'anestetico, dunque hanno ipotizzato, che non fosse il materiale iniettato a produrre risultati sul dolore, ma la procedura di inserimento dell'ago attraverso la stimolazione dell'arco riflesso, ottenendo così il rilassamento muscolare.

La finalità ultima del trattamento miofasciale è insegnare al paziente come muoversi senza avere dolore ed il Dry Needling permette rispetto alle altre tecniche, di farlo fin da subito grazie alla immediatezza ed efficacia nella riduzione del dolore che consente un miglioramento cinestesico.

Il Dry Needling è una tecnica invasiva, ma offre numerosi vantaggi rispetto ad altri tipi di approcci: l'assenza di reazioni allergiche, la possibilità di trattare muscoli profondi ( anche in prossimità di fasci neurovascolari). 

Lo svantaggio della tecnica  la possibilità di scatenare dolore durante l'esecuzione e al termine dello stesso.

TRATTAMENTO MANUALE

Il trattamento manuale e la tecnica elettiva per il trattamento dei trigger point.

Nel corso degli anni sono state validate numerose tecniche, le più famose ed utilizzate sono:

  • Pressione ischemica

  • Tecnica di inibizione reciproca

  • Tecnica mitchell

  • Tecnica di lewitt

  • Tecnica di jones

  • Liberazione compressione

  • Tecnica di fryer e hodson

  • Tecnica di inibizione muscolare integrata chaitow

  • Liberazione posizionale meyers e chaitow

  • Tecniche mio-fasciali: tecniche manuali o con strumenti esterni come IASTM, roll foam, massage stick, ball ecc..

  • Massaggio: a frizione profonda, Rolfing, Cyriax, ecc..

  • Allungamento: passivo, ritmico, Lewit, ecc..

  • Allungamento con ghiaccio spray: STRETCH AND SPRAY

Spesso queste tecniche vengono abbinate durante la stessa seduta in modo da potenziare l'effetto del trattamento. 

CONTATTI:
info@triggerpointitalia.com
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